I suoni nella misurazione della pressione sanguigna

Molti di voi sapranno come si misura la pressione sanguigna. Si attacca lo sfignomanometro all’avanbraccio, si appoggia il fonendoscopio sulla fossa cubitale, si gonfia lo sfigno e poi, lentamente si sgonfia, il primo suono che si sente corrisponde alla pressione sistolica (la massima), l’ultimo suono che si sente corrisponde a quella diastolica (minima).

Ma il problema è: perchè la misurazione viene eseguita cosi ossia perchè si sente quel suono?

Fino ad oggi, intuitivamente, avevo capito perchè quando la pressione dello sfigno supera quella sistolica ossia quella massima non si sentiva nulla e perchè da quel valore limite in giù si tornava a sentire il suono della pulsazione cardiaca.

Perchè, ovviamente, se lo sfigno comprime l’arteria più “forte” della spinta data dal cuore, l’arteria viene occlusa e quindi non vi è passaggio di sangue e quindi nessun rumore. Come l’arteria si riapre, allo scendere della pressione esercitata esternamente dallo sfigno, in quel momento il sangue ricomincia a passare e quindi iniziano i rumori.

Ma perchè, quando la pressione esercitata dallo sfigno scende sotto alla pressione minima, questi rumori cessano? Perchè non sento più il battito cardiaco nella fossa cubitale?

La spiegazione, con il senno di poi è anche semplice e, avendola scoperta oggi, ve ne voglio rendere partecipi.

Prendiamola alla larga. Lasciamo per un attimo perdere lo sfignomanometro. Come mai se appoggio il fonendoscopio sulla fossa cubitale o comunque su una qualsiasi arteria non sento nulla?

Per capirlo passiamo ad una situazione più semplice e consideriamo il tubo che usiamo per innaffiare il giardino. Durante l’utilizzo non sentiamo alcun suono lungo il tubo. Ora prendiamo un punto del tubo e pieghiamolo fino ad interrompere il flusso d’acqua. Iniziamo lentamente a riaprire il tubo e noteremo che il passaggio nella strozzatura dell’acqua produce un fischio.

Questo fischio non presente quando il tubo era dritto deriva dal movimento vorticoso dell’acqua nella strozzatura che produce mini vortici e trasforma il movimento dell’acqua, normalmente laminare, in un movimento turbolento.

Diventa quindi facile comprende la presenza dei suoni durante la misurazione della pressione.

Quando la pressione dello sfigno è maggiore di quella sistolica, non ci sono suoni in quanto l’arteria è occlusa. Con la pressione esterna esercitata dallo sfigno e compresa tra la sistolica e la diastolica, il moto nell’arteria semi-compressa è turbolento e quindi, tale turbolenza produce i suoni che ascoltiamo nel fonendoscopio. Quando la pressione scende sotto a quella diastolica, il sangue torna a regime laminare e, come nel tubo da giardino, ogni suono cessa.

La cosa bella è che tali suoni hanno anche un nome, da chi li ha osservati per la prima volta, tale Nikolai Korotkoff, e che quindi prendono il nome di suoni di Korotkoff, inoltre ho scoperto che non c’è un unico suono di Korotkoff ma ve ne sono ben quattro che vengono ascoltati ogni volta che misuriamo la pressione sanguigna.

Il primo suono, corrispondente all’apertura dell’arteria, assomiglia ad un picchettio di breve durata. Il secondo è un fruscio più lungo del precedente come se il sangue strusciasse sulle pareti dell’arteria. Il terzo suono è più definito e assomiglia al bussare su di una porta. Il quarto e ultimo, deriva dal terzo ma è come se fosse più ovattato.

Se li volete ascoltare, sono presenti in questo video, dal minuti 2:12

Bookmark the permalink.

I commenti sono chiusi