Indagine sulle reti di emergenza in commissione Sanità del Senato, la situazione in Abruzzo

Il 13 aprile scorso si è conclusa, con un’audizione in commissione Sanità in Senato un’indagine conoscitiva sul trasporto degli infermi e sulle reti di emergenza e urgenza che ha coinvolto con interrogazioni e questionari tutto il sistema sanitario nazionale compreso quello abruzzese.

Ed è proprio sui dati relativi alla nostra realtà regionale che voglio discutere in quanto, nelle conclusione del documento in oggetto, la nostra regione viene spesso citata e quasi sempre dandone una fotografia veramente negativa.

Nel prosieguo indico con il testo italico brani tratti direttamente dal documento in oggetto.

Partiamo dall’acquisizione dei dati. In Abruzzo, su 4 centrali operative 118 solo 3 hanno compilato il questionario ministeriale, mi piacerebbe proprio sapere qual’è quella centrale che non ha compilato un documento cosi importante. Anche relativamente ai pronti soccorsi, chiamati in gergo DEA (dipartimento di emergenza e accettazione), su un totale di 14 solo 10 hanno risposto ai questi del ministero.

Ma comunque siamo nella media, le notizie pessime devono ancora venire.

La prima anomalia, evidenziata dal documento, riguarda il numero di DEA su numero di abitanti. Relativamente a questo indice rappresentiamo una mosca bianca in quanto, paradossalmente sembra che abbiamo troppi servizi di pronto soccorso. Infatti il documento cosi si esprime:

a fronte di una presenza media nazionale per abitante dei DEA accettabile, appaiono poco giustificabili i dati sul bacino di utenza di alcuni DEA nella vista regionale. Precisamente: in Toscana è presente un DEA per 14.551 abitanti; in Puglia uno per 14.773 abitanti; in Abruzzo uno per 20.000 abitanti. Di contro, vi sono situazioni come in Lombardia dove è presente un DEA per 1.301.855 abitanti e nel Lazio dove un DEA serve 1.200.000 abitanti.”

L’unica cosa che mi viene da pensare come giustificazione a questo indice anomalo che, secondo me, non rispecchia la realtà abruzzese è che stiamo confrontando regioni con aree densamente popolate con regioni con aree scarsamente popolate. Elaboro, ad esempio una fotografia alternativa a questo dato, non inclusa nel documento, ma che secondo me è molto rappresentativa e ribalta la visione del documento. Se facciamo la media di DEA per Kmq si ha:

  • Abruzzo: 1 DEA ogni 768 Kmq
  • Lazio: 1 DEA ogni 594 Kmq
  • Lombardia: 1 DEA ogni 425 Kmq

per cui se guardiamo le distribuzioni dei DEA sul territorio vediamo, al contrario, che l’Abruzzo ha molti meno DEA di Lazio e Lombardia e quindi deriva che un’ambulanza impiega più tempo a raggiungere un DEA abruzzese che uno laziale o lombardo. Un indice molto più importante del numero di DEA su numero di abitanti che, per me, rappresenta più un indice economico che di efficienza del sistema sanità.

Ma proseguiamo. Al nord il 5,2% dei DEA dichiara di non avere i requisiti organizzativi previsti dalla vigente legislazione. In Abruzzo il 20%.

Sulla programmazione sanitaria relativamente alla localizzazione dei DEA in base a criteri demografici, epidemiologici “… Abruzzo, Sicilia e Lazio presentano percentuali elevatissime di apparente mancata programmazione.”

Tempo medio di attesa Triage/Visita: “Si reputano ammissibili i 100 minuti di attesa massima per i DEA al Nord, mentre 451 minuti di attesa massima per gli EAS in Abruzzo sono obiettivamente troppi

In Abruzzo il 50% degli ospedali dichiara di non seguire procedure integrate di patologia.

L’Abruzzo dichiara di non possedere programmi per la verifica e la promozione della qualità prestata nel 71,4% dei DEA.

Stessa percentuale per quei DEA abruzzesi che non seguono procedure specifiche per la codifica standardi e protocollid i valutazione del paziente.

Una bella nota negativa per l’Abruzzo che, riguardo alle linee di indirizzo per la formazione e l’aggiornamento del personale,risulta non seguire una formazione specifica nel 28,6 per cento dei casi per i DEA.

In Abruzzo, inoltre, nel 57,1% dei DEA non esistono procedure che prevedono l’attivazione di personale ospedaliero nelle procedure di emergenza.

Riguardo ad una rete integrata per la gestione delle patologie di natura cardiaca, l’Abruzzo presenta una situazione poco edificante: 42,9 per cento dei DEA e 33,3 per cento degli EAS ne sono privi.

Sull’esistenza di un protocollo di valutazione del dolore toracico, il 50% degli ospedali del Sud dichiara di non seguire un protocollo di valutazione del dolore toracico. In particolare, gli ospedali della regione Abruzzo raggiungono punte del 66,7 per cento.

Relativamente alla gestione del trasporto del paziente cardiologico, le strutture ospedaliere della regione Abruzzo dichiarano la presenza di procedure concordate nel 57,1 per cento…la condivisione risulta invece maggiore al Nord.

Sui tempi di diagnosi e trattamento dell’ictus ischemico acuto, l’Abruzzo registra il 66,7 per cento dei casi di mancato rispetto dei tempi limitatamente agli EAS.

Nella gestione dei traumi maggiori, Abruzzo, Calabria, Campania, Molise, Sicilia e Puglia mostrano le maggiori criticità. E relativamente ai criteri di centralizzazione dei traumi maggioni per il Centro risulta particolarmente complessa la situazione in Abruzzo.

Riguardo all’organizzazione per il trasferimento del paziente traumatizzato Abruzzo, Molise, Sicilia e Puglia non sembrano avere regole precise e, nonostante sia prevista per legge la tenuta di specifica documentazione, risulta che circa il 20 per cento delle strutture dichiarano che tale documentazione non è presente. Punte di oltre il 60 per cento al Sud, con particolare riferimento all’Abruzzo che dichiara di non possedere documentazione specifica nel 71,4 per cento (DEA) e 100 per cento (EAS) dei casi. L’Abruzzo si dichiara pressoché inadempiente relativamente all’uso di protocolli di gestione definiti in base alle diverse tipologie di traumi.

Relativamente ai radiocollegamenti tra centrale operativa e mezzi di soccorso, Abruzzo, Toscana, Campania e Sicilia presentano le più elevate criticità al riguardo.

Riguardo a protocolli condivisi con le altre istituzioni (112,113, Polizia, prefettura) non è ammissibile che non vengano condivise procedure operative, come nel caso delle regioni Abruzzo, Calabria e Campania.

Problematiche di autoreferenziazione nella verifica e nella promozione della qualità dell’assistenza prestata in particolare, Umbria, Toscana, Piemonte, Abruzzo, Campania e Sicilia.

Riguardo a momenti di verifica delle attività svolte, Sicilia, Campania, Umbria, Abruzzo e Veneto necessitano di un sensibile miglioramento al riguardo.

Riguardo la presenza di un sistema di trasmissione del tracciato ECG, Trentino – Alto Adige, Sicilia, Puglia, Umbria, Campania, Calabria, Marche, Abruzzo presentano una situazione molto critica che necessita di un rapido intervento.

E per concludere: l’anello debole della catena dei soccorsi è però indubbiamente e preoccupantemente il livello intraospedaliero, fondamentalmente con due dati sconvolgenti: i 241 minuti d’attesa media nei DEA, con la punta di 451 minuti in Abruzzo, ed i percorsi privilegiati per gli accertamenti diagnostici per i pazienti di pronto soccorso, pressoché inesistenti, salvo sporadiche realtà.

Dati veramente incoraggianti che fotografano una sanità abruzzese fanalino di coda e praticamente sempre citata come esempio negativo nei vari quesiti svolti.

Se volete leggere l’intero documento eccolo qui sotto. Buona lettura e attenti a non rodervi il fegato che, di questi tempi, la salute conviene tenersela cara, soprattutto per noi abruzzesi.

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